Sicilia, Monreale, Rosolino Pilo, Bella Animata Stampa, 800

Valore stimato —139.3

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 ROSOLINO PILO

MORTALMENTE FERITO IN SULLE ALTURE DI MONREALE


Interessante antica e bella raffigurazione di un episodio storico risorgimentale relativo alla storia siciliana dell'800, con visibili numerosi soldati, molti feriti, anche un tamburino e un frate, scena successiva ad uno scontro bellico alle porte di Palermo, in Sicilia, sulle alture circostanti Monreale, 

con visibile anche uno scorcio di paese con chiesa e palazzi e fortificazioni.

 

Stampa antica originale litografica, litografia dei Fratelli Terzaghi (Milano); misura cm. 26x29 circa (intero foglio, compresi i margini bianchi irregolarmente rifilati e diseguali); databile alla seconda metà dell'800.

 

DI INTERESSE STORICO-LOCALE, MILITARE, RISORGIMENTALE E COLLEZIONISTICO


Modesta conservazione generale, segni e difetti d'uso e d'epoca, ampia gora, due strappi di cui uno marginale e altro di anlcuni cm. che interessa anche l'immagine, ma sommariamente riparati; margini corti e malrifilati, opera eventualmente degna di restauro, o almeno meritevole di essere inserita sotto passpartout ed incorniciata.

(l'immagine allegata raffigura un particolare dell'intero foglio)

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Rosolino Pilo, o Rosalino Pilo, (Palermo15 luglio 1820 – San Martino delle Scale21 maggio 1860), è stato un patriota italiano.


Quartogenito del conte Gerolamo di Capaci e di Antonia Gioeni dei principi di Bologna e di Petrulla, fu un patriota italiano. All'anagrafe era stato registrato come Rosolino, ma egli si firmò sempre Rosalino.[1]

Partecipò alla rivoluzione del 1848 contro il regime borbonico. Quando i liberali si impadronirono della città, tenne il comando delle batterie e delle artiglierie palermitane, sino al momento in cui la città fu costretta a capitolare.

Con la repressione e il fallimento dei moti, Rosolino Pilo partì esule verso Marsiglia, e poi per Genova. Qui frequentò Mazzini, riallacciò i contatti con gli altri esuli siciliani, conobbe e si innamorò di Rosetta Borlasca.

Durante i moti falliti del 1853 a Milano, Rosolino Pilo era a Torino per coprire la fuga dei cospiratori che cercavano di espatriare. Qui conobbe Giuseppe Piolti, agente mazziniano del quale non condivideva i propositi di agitazione di piazza. Pilo era più propenso alla guerriglia e, nell’estate 1856, iniziò in contatti con Carlo Pisacane per aprire un fronte rivoltoso in Sicilia.

Ai primi di dicembre dello stesso anno Rosolino Pilo salpò da Genova su un piroscafo inglese diretto a Malta con l’intento di unirsi alla rivolta capeggiata dal barone Francesco Bentivegna. Ma, arrivato a Malta, seppe del fallimento del tentativo e non poté far altro che ritornare a Genova.

A Genova incontrò Carlo Pisacane aderendo con entusiasmo al suo progetto di guerriglia che sarebbe partito da Sapri per sollevare la Campania e giungere a Napoli. Un primo tentativo si ebbe il 6 giugno 1857, si imbarcò su un battello diretto verso l’isola di Moltecristo con diversi guerriglieri e col carico delle armi utili alla spedizione, precedendo la partenza di Carlo Pisacane. L’intesa con Pisacane prevedeva il loro ricongiungimento sull’isola. Durante la traversata, però fu travolto da una tempesta che lo costrinse, per alleggerire lo scafo, a gettare fuoribordo l’armamento. Pilo dovette far ritorno a Genova per avvisare gli altri cospiratori e non compromettere l’intera missione.

Il tentativo definitivo iniziò con la partenze di Pisacane e i suoi, il 25 giugno. Pilo si occupò nuovamente del trasporto delle armi e partì il giorno dopo a bordo di alcuni pescherecci, con l’accordo di unirsi a Pisacane successivamente. Ma, anche questa volta, per sfortuna o per inesperienza come navigatore, Pilo finì per sbagliare rotta e, non potendo più raggiungere Pisacane, tornò a Genova lasciandolo senza i rinforzi e le armi che erano a lui necessarie. A Genova, Pilo e Mazzini, non poterono altro che attendere fiduciosi notizie dal Sud Italia. Il governo piemontese, nel frattempo, attuò misure repressive nei confronti dei cospiratori e Mazzini dovette far ritorno a Londra, mentre Pilo riuscì a rifugiarsi a Malta.

Il 28 marzo 1860, insieme a Giovanni Corrao si affrettò a tornare nella sua Sicilia alle prime voci dello sbarco di Giuseppe Garibaldi alla guida dei Mille, e alla testa di un gruppo di volontari si unì alla colonna garibaldina che marciava su Palermo.

In uno scontro con i borbonici cadde colpito alla fronte, sei giorni prima che la sua città fosse liberata per sempre.

Alla memoria fu conferita, il 30 settembre 1862, la medaglia d’oro al valor militare con questa motivazione:

« Morto sul campo combattendo con valore a San Martino di Monreale il 21 maggio 1860. »

^ Cfr. H. Hearder, Reviewed work(s): Lettere di Rosalino Pilo by Rosalino Pilo; Gaetano Falzone, The English Historical Review, Vol. 88, No. 348 (Jul., 1973), pp. 657 Published by: Oxford University Press

  • Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito. Arsano Aristite. Come morì Rosolino Pilo. In: Memorie Storico-Militari, vol. X. Anno 1914. Roma, 1914, pp.101-118.
  • R. Molteleone, Cospiratori, Guerriglieri, Briganti. Storie dell’altro Risorgimento, Einaudi Ragazzi Storia, Trieste 1995  (dal web)
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